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Andrea Attucci

Riflessioni sull'intervista da "Sognatori di Professione"


Torino , 22/01/2011


Andrea Attucci è un musicista appassionato, che sente di dover "fare musica". Si concede all'intervista con naturalezza e spontaneità. Nella perentorietà della frase "io devo fare musica" si può leggere la presenza di quel personalissimo richiamo, intimo e insistente, che gli ha permesso di perseverare nell'espressione della sua passione musicale nonostante difficoltà e condizionamenti.
L'intervista si tinge di espressioni, movimenti, sonorità. Non parla di virtuosismi pianistici o delle tecniche di gestione dell'orchestra, ma inonda la mia abitazione di gestualità, toni, arie melodrammatiche per trasmettermi le emozioni e le ragioni di alcuni personaggi dell'Opera o di un crescendo musicale.
Andrea Attucci si esprime, come accade per molti direttori d'orchestra, con fisicità. "Fare musica" per lui significa "liberarsi da ogni fardello" per essere se stesso, "nudo" e "libero". Durante l'intervista si muove appropriandosi degli spazi, usando la penna a mò di bacchetta, ondeggiando le mani mentre racconta. Quelle stesse maniche al pianoforte producono suoni meravigliosi e che nella direzione d'orchestra invece non ne producono alcuno.
Mani, gesti, immaginazione trasformano l'intero corpo di un maestro in uno strumento che dialoga con musica e i professori d'orchestra. Andrea Attucci utilizza analogie esplosive per descrivere la sua esibizione sul podio: "scoppio come un petardo", "ci do dentro come un carro armato". In queste gestualità del momento, corpo e spirito, pensiero e sentimenti, cause ed effetti, conoscenze e intuizioni, vengono reintegrati all'interno di una performance artistica......


Dottoressa Remigia Spagnolo